A Senior UX Designer Jone Lee
based in New York, USA
Designing intuitive, I use animation as a third dimension by which to simplify experiences.
Inquisitive and passionate about emerging technology.
I’m Tom Latham, a Senior UX Designer with over 14 years of hands-on experience in User Experience, Product Analytics, and Strategic Thinking.
Currently, I’m dedicated to creating user experiences that harness AI to enhance data visualization, predictive modeling, and insights for users across various domains at Qlik.
For a more comprehensive understanding of my qualifications and career achievements, please visit my LinkedIn profile .
Selected projects
Boosting Conversions by 40%
Discover how our strategic UX/UI enhancements transformed a struggling e-commerce site into a revenue-generating powerhouse.
Simplifying Complexity
Enhancing Student Success
See how our design improvements on an e-learning platform led to higher engagement, better retention rates, and improved learning outcomes.
Selected projects
FACILITATION
Goals settings
Workshop prep
Teamwork facilitation
Follow-up actions
Output synthesis
UX DESIGN
UX Research
Information Architecture
Wireframing
Prototyping
Usability Testing
UI DESIGN
Visual Design
Layout Design
Visual Interface
Responsive Design
Design System
Enhancing Student Success
See how our design improvements on an e-learning platform led to higher engagement, better retention rates, and improved learning outcomes.
Tools I use
Commendations
Nevine Acotanza
Chief Operating OfficerAndroid App Development
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Jone Duone Joe
Operating OfficerWeb App Development
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Nevine Dhawan
CEO Of OfficerAndroid App Design
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Blog post
Quando la Visione Incontra la Concretezza
Quando la Visione Incontra la Concretezza
Oggi si inizia così!
La complessità non arriva mai bussando.
Ti travolge.
Ti costringe a scegliere mentre stai ancora cercando di capire cosa stia accadendo.
E la verità è che non esiste un manuale per gestirla.
Esiste solo una tensione continua: stare con la visione… senza perdere la concretezza.
Negli ultimi anni ho visto diverse persone, indipendentemente dalla funzione ricorperta nelle organizzazioni, perdersi in uno dei due estremi:
– chi resta solo nella visione e non agisce mai,
– chi corre nell’operatività senza più vedere il quadro d’insieme.
La complessità si nutre proprio di questo squilibrio.

Quando accompagno persone e organizzazioni nei percorsi di consapevolezza, leadership o cambiamento, nel business coaching il punto di svolta arriva sempre nello stesso momento: quando riescono ad abitare entrambi i piani.
La visione che orienta.
La concretezza che realizza.
La capacità di stare nel mezzo, senza farsi travolgere da una parte o dall’altra.
È una competenza.
È un allenamento.
È una forma di leadership.
E riguarda tutti noi, ogni giorno: nelle scelte personali, nelle relazioni, nei progetti, nei conflitti che vorremmo evitare ma ci stanno dicendo qualcosa.
La complessità non si elimina. Si attraversa.
Forse la domanda di oggi potrebbe fare davvero la differenza!
In questo momento della tua vita, dove sei più sbilanciato: nella visione o nella concretezza?
L’Importanza della Credibilità: fondamento delle relazioni personali, professionali e organizzative
Questo articolo da me scritto il 26 novembre 2023 è stato concesso per la pubblicazione ad EVE – ELITE VALUE EXCHANGE in data 5 dicembre 2023
Quante volte viviamo l’assenza tra quello che ci viene comunicato e quello che viene fatto realmente?
Se rifletto sull’importanza della credibilità che ha bisogno di tempo per attecchire, un po’ come le radici di un albero, necessita di tempo per crescere, rafforzarsi ed ampliare le proprie fronde, spesso ripenso al mio passato e alle diverse realtà organizzative incontrate negli ultimi 30 anni.
Soprattutto nell’ultimo decennio il gap tra il “dire ed il fare” mi sembra tendenzialmente essere cresciuto.
Premesso questo, la credibilità è una virtù che dovrebbe essere valorizzata e coltivata a livello personale tanto quanto a livello organizzativo, in quanto è il fondamento su cui si costruiscono relazioni solide, di fiducia reciproca e successo a lungo termine.
Se ci soffermiamo un attimo sulle Organizzazioni, di qualunque natura esse siano, queste dovrebbero comprendere quanto profondamente la loro sopravvivenza ed evoluzione futura dipenda dalla loro stessa credibilità, sia essa interna che esterna, per attirare e mantenere i rapporti commerciali con i clienti e/o sostenitori ed essere un esempio per gli stessi dipendenti e partners, attirando nuove persone, ottenendo il loro sostegno e contestualmente consolidando con loro relazioni a lungo termine.
Vi siete mai chiesti quanto possa pesare ad un dipendente entrare in un’azienda dove non si riconosce, dove non trova alcuna corrispondenza tra quello che viene promesso e quello che vive tutti i giorni?
Io sì, perché l’ho vissuto sulla mia pelle e quella sensazione di sfiducia e di “presa in giro” è ancora ben presente in me, nonostante siano passati anni. Le mille maschere incontrate sono ancora un’immagine vivida di fronte a me.
D’altra parte, quanto perde un’organizzazione che fa finta di non vedere, si nasconde dietro a mille parole senza far seguire alcun fatto?
Alla fine, lentamente se le va bene, inesorabilmente tutto!
Una reputazione di credibilità è un lungo percorso che ci si mette una vita a costruire ed un attimo a perdere; eppure è uno tra i motivi principali per cui si decide di intraprendere un percorso di partnership con un’azienda, un professionista o sostenere una causa.
Le organizzazioni veramente credibili dimostrano onestà, valori, trasparenza, coerenza e senso di responsabilità nelle loro azioni: non cercano solo di scrivere slogan di effetto o di abbellirsi per l’esterno. Pensiamo ad esempio alle aziende che investono in responsabilità sociale d’impresa (CSR) per dimostrare il loro impegno nei confronti della comunità e dell’ambiente. Questo tipo di approccio, a parere di molti, potrebbe anche avere una percentuale di operazione di marketing ma allo stesso tempo testimonia anche un’autentica preoccupazione per il benessere collettivo.
Così come per le organizzazioni, la credibilità è altrettanto cruciale, se non di più a livello personale.
Le relazioni personali e professionali si basano infatti sulla fiducia reciproca e la loro durata, crescita e rafforzamento si basa proprio sulla base fondante che per l’appunto è la credibilità delle parti.
Essere credibili significa essere coerenti tra “ciò che si dice e ciò che fa”, onesti nelle proprie interazioni e responsabili nelle azioni. Il non mantenere le promesse e/o il non essere onesti su eventuali problemi rischia non solo di minare quanto difficilmente conquistato ma mette a repentaglio le opportunità personali e professionali, rischiando di causare fratture irreparabili nelle relazioni in quanto viene meno un aspetto fondamentale, quello fiduciario.
La possibile ricetta per esserlo?
Sii sincero, mantieni la parola data, sii coerente e assumiti sempre la responsabilità delle tue azioni, ricordati che è dagli errori che impariamo maggiormente, mantieni gli impegni presi, rispetta sempre gli altri trattandoli con dignità e considerazione. In pratica sii l’esempio che vorresti vedere dagli altri.
Sono consapevole che coltivare la credibilità richieda tempo, impegno ed energia, non ci permetta di prendere scorciatoie e di essere sempre in prima linea (talvolta anche da soli) ma allo stesso tempo riceviamo benefici inestimabili e che fanno la differenza!
Esercizio quotidiano: alla sera guardiamoci allo specchio e tiriamo le somme.
Domani possiamo e dobbiamo fare sempre di meglio!
FATTORI MOTIVAZIONALI | L’importanza di conoscere i propri e riconoscere quelli altrui
Questo articolo da me scritto il 18 dicembre 2023 è stato concesso per la pubblicazione ad EVE – ELITE VALUE EXCHANGE in data 2 gennaio 2024
Ogni nostro fattore motivazionale richiede di essere vissuto, soddisfatto ed è proprio questo il suo obiettivo e il suo fine.
La motivazione definisce il nostro stato interno preferito, il processo interno o esterno che spinge un individuo ad agire in un determinato modo o a perseguire un obiettivo specifico. È decisamente un processo complesso che determina il comportamento umano: è la forza che ci spinge ad agire, a raggiungere i nostri obiettivi e a superare gli ostacoli che ci si presentano giorno dopo giorno. È partecipe del fatto che si esca fuori dai nostri letti alla mattina e di rialzarci quando cadiamo e viviamo dei momenti no.
Sappiamo tutti che al raggiungimento di un obiettivo si innesca una sensazione di benessere: la sentiamo, la vediamo, la riconosciamo. È quel carburante che muove il nostro motore interno.
Il conoscere i propri fattori motivazionali è fondamentale perché in questo modo, consapevolmente, capiamo il come e il perché siamo propensi ad agire in un certo modo così come lo sono gli altri. È necessario per migliorare la nostra vita: una volta compresi siamo in grado di prendere le decisioni e fare le migliori scelte possibili sia da un punto di vista personale che professionale in quanto capaci di scegliere attività e obiettivi in linea con i nostri fattori e in questo modo più propensi a essere motivati e impegnarci maggiormente a raggiungere gli obiettivi prefissati.
La conoscenza è un processo continuo che richiede impegno e curiosità, questo lo sappiamo già, ma quella dei fattori motivazionali, in qualche modo, forse ancora di più perché ci spoglia di tutte le nostre sovrastrutture, ci mette in qualche modo “a nudo”: escono di scena gli attori e rimangono le persone.
Dopo aver testato in prima persona la profilazione e preso coscienza di 16 fattori motivazionali presi in esame e con una restituzione su base scientifica (cit. LUXX profile), posso testimoniare come abbia tutto innescato un percorso di evoluzione. Lo definirei un seme che cresce, giorno dopo giorno, permettendo di accrescere la consapevolezza dei propri fattori motivazionali e il riconoscimento di quelli altrui in maniera esponenziale favorendo una crescita sia a livello personale che professionale.
D’altro canto tutto questo ci supporta anche per migliorare le nostre relazioni con gli altri: ci permette di capire meglio le loro esigenze e desideri e in questo modo, saremo in grado di costruire relazioni più forti, soddisfacenti e durature.
Riuscite a immaginare, sentire, vedere che impatto tutto questo possa generare anche all’interno delle organizzazioni stesse?
Non mi riferisco solo alla fase di selezione ma anche a quella relativa, per esempio, a dei cambiamenti organizzativi, alla gestione di team di lavoro e gestione della Leadership.
La vera sfida però è quella di mettere in pratica ciò che abbiamo imparato su noi stessi, con pazienza e costanza. Solo così possiamo diventare una versione migliore di noi stessi e contribuire a migliorare ciò che ci circonda.
Ma come possiamo farlo nei confronti degli altri?
Osservando il loro comportamento, ascoltando le loro parole, cercando di capire cosa sia veramente importante per loro e, se ne abbiamo la possibilità, confrontandosi apertamente con loro in assenza di giudizio.
Non è un gioco a braccio di ferro, a chi ha ragione o meno ma un reale confronto e accettazione anche delle diverse leve che ci motivano e ci spingono a comportaci in determinati modi.
Conoscere i propri fattori motivazionali e riconoscere quelli altrui è un’abilità essenziale: investire del tempo per capire cosa motiva noi e gli altri porta solamente benefici, sia a livello personale che professionale, ci apre la mente e ci porta a un confronto su livelli diversi e a semplificarci la vita, evitando di disperdere energie inutilmente.
Potrebbe non essere un percorso semplice ma tutti i processi di consapevolezza lo sono: alla fine però ci accrescono e ci supportano portandoci solo e soltanto valore aggiunto. Anche questo percorso può essere camminato insieme.
Pertanto, sii coraggioso, esplora nuove possibilità, mettiti in gioco e non avere paura di conoscerti: da quel momento cambia tutto.