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Nevine Dhawan
Operating OfficerAndroid App Design
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L’Importanza della Credibilità: fondamento delle relazioni personali, professionali e organizzative
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su EVE il 5 Dicembre 2023.
Quante volte viviamo l’assenza tra quello che ci viene comunicato e quello che viene fatto realmente?
Se rifletto sull’importanza della credibilità che ha bisogno di tempo per attecchire, un po’ come le radici di un albero, necessita di tempo per crescere, rafforzarsi ed ampliare le proprie fronde, spesso ripenso al mio passato e alle diverse realtà organizzative incontrate negli ultimi 30 anni.
Soprattutto nell’ultimo decennio il gap tra il “dire ed il fare” mi sembra tendenzialmente essere cresciuto.
Premesso questo, la credibilità è una virtù che dovrebbe essere valorizzata e coltivata a livello personale tanto quanto a livello organizzativo, in quanto è il fondamento su cui si costruiscono relazioni solide, di fiducia reciproca e successo a lungo termine.
Se ci soffermiamo un attimo sulle Organizzazioni, di qualunque natura esse siano, queste dovrebbero comprendere quanto profondamente la loro sopravvivenza ed evoluzione futura dipenda dalla loro stessa credibilità, sia essa interna che esterna, per attirare e mantenere i rapporti commerciali con i clienti e/o sostenitori ed essere un esempio per gli stessi dipendenti e partners, attirando nuove persone, ottenendo il loro sostegno e contestualmente consolidando con loro relazioni a lungo termine.
Vi siete mai chiesti quanto possa pesare ad un dipendente entrare in un’azienda dove non si riconosce, dove non trova alcuna corrispondenza tra quello che viene promesso e quello che vive tutti i giorni?
Io sì, perché l’ho vissuto sulla mia pelle e quella sensazione di sfiducia e di “presa in giro” è ancora ben presente in me, nonostante siano passati anni. Le mille maschere incontrate sono ancora un’immagine vivida di fronte a me.
D’altra parte, quanto perde un’organizzazione che fa finta di non vedere, si nasconde dietro a mille parole senza far seguire alcun fatto?
Alla fine, lentamente se le va bene, inesorabilmente tutto!
Una reputazione di credibilità è un lungo percorso che ci si mette una vita a costruire ed un attimo a perdere; eppure è uno tra i motivi principali per cui si decide di intraprendere un percorso di partnership con un’azienda, un professionista o sostenere una causa.
Le organizzazioni veramente credibili dimostrano onestà, valori, trasparenza, coerenza e senso di responsabilità nelle loro azioni: non cercano solo di scrivere slogan di effetto o di abbellirsi per l’esterno. Pensiamo ad esempio alle aziende che investono in responsabilità sociale d’impresa (CSR) per dimostrare il loro impegno nei confronti della comunità e dell’ambiente. Questo tipo di approccio, a parere di molti, potrebbe anche avere una percentuale di operazione di marketing ma allo stesso tempo testimonia anche un’autentica preoccupazione per il benessere collettivo.
Così come per le organizzazioni, la credibilità è altrettanto cruciale, se non di più a livello personale.
Le relazioni personali e professionali si basano infatti sulla fiducia reciproca e la loro durata, crescita e rafforzamento si basa proprio sulla base fondante che per l’appunto è la credibilità delle parti.
Essere credibili significa essere coerenti tra “ciò che si dice e ciò che fa”, onesti nelle proprie interazioni e responsabili nelle azioni. Il non mantenere le promesse e/o il non essere onesti su eventuali problemi rischia non solo di minare quanto difficilmente conquistato ma mette a repentaglio le opportunità personali e professionali, rischiando di causare fratture irreparabili nelle relazioni in quanto viene meno un aspetto fondamentale, quello fiduciario.
La possibile ricetta per esserlo?
Sii sincero, mantieni la parola data, sii coerente e assumiti sempre la responsabilità delle tue azioni, ricordati che è dagli errori che impariamo maggiormente, mantieni gli impegni presi, rispetta sempre gli altri trattandoli con dignità e considerazione. In pratica sii l’esempio che vorresti vedere dagli altri.
Sono consapevole che coltivare la credibilità richieda tempo, impegno ed energia, non ci permetta di prendere scorciatoie e di essere sempre in prima linea (talvolta anche da soli) ma allo stesso tempo riceviamo benefici inestimabili e che fanno la differenza!
Esercizio quotidiano: alla sera guardiamoci allo specchio e tiriamo le somme.
Domani possiamo e dobbiamo fare sempre di meglio!
L’importanza di conoscere i propri e riconoscere quelli altrui
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su EVE il 2 Gennaio 2024.
Ogni nostro fattore motivazionale richiede di essere vissuto, soddisfatto ed è proprio questo il suo obiettivo e il suo fine.
La motivazione definisce il nostro stato interno preferito, il processo interno o esterno che spinge un individuo ad agire in un determinato modo o a perseguire un obiettivo specifico. È decisamente un processo complesso che determina il comportamento umano: è la forza che ci spinge ad agire, a raggiungere i nostri obiettivi e a superare gli ostacoli che ci si presentano giorno dopo giorno. È partecipe del fatto che si esca fuori dai nostri letti alla mattina e di rialzarci quando cadiamo e viviamo dei momenti no.
Sappiamo tutti che al raggiungimento di un obiettivo si innesca una sensazione di benessere: la sentiamo, la vediamo, la riconosciamo. È quel carburante che muove il nostro motore interno.
Il conoscere i propri fattori motivazionali è fondamentale perché in questo modo, consapevolmente, capiamo il come e il perché siamo propensi ad agire in un certo modo così come lo sono gli altri. È necessario per migliorare la nostra vita: una volta compresi siamo in grado di prendere le decisioni e fare le migliori scelte possibili sia da un punto di vista personale che professionale in quanto capaci di scegliere attività e obiettivi in linea con i nostri fattori e in questo modo più propensi a essere motivati e impegnarci maggiormente a raggiungere gli obiettivi prefissati.
La conoscenza è un processo continuo che richiede impegno e curiosità, questo lo sappiamo già, ma quella dei fattori motivazionali, in qualche modo, forse ancora di più perché ci spoglia di tutte le nostre sovrastrutture, ci mette in qualche modo “a nudo”: escono di scena gli attori e rimangono le persone.
Dopo aver testato in prima persona la profilazione e preso coscienza di 16 fattori motivazionali presi in esame e con una restituzione su base scientifica (cit. LUXX profile), posso testimoniare come abbia tutto innescato un percorso di evoluzione. Lo definirei un seme che cresce, giorno dopo giorno, permettendo di accrescere la consapevolezza dei propri fattori motivazionali e il riconoscimento di quelli altrui in maniera esponenziale favorendo una crescita sia a livello personale che professionale.
D’altro canto tutto questo ci supporta anche per migliorare le nostre relazioni con gli altri: ci permette di capire meglio le loro esigenze e desideri e in questo modo, saremo in grado di costruire relazioni più forti, soddisfacenti e durature.
Riuscite a immaginare, sentire, vedere che impatto tutto questo possa generare anche all’interno delle organizzazioni stesse?
Non mi riferisco solo alla fase di selezione ma anche a quella relativa, per esempio, a dei cambiamenti organizzativi, alla gestione di team di lavoro e gestione della Leadership.
La vera sfida però è quella di mettere in pratica ciò che abbiamo imparato su noi stessi, con pazienza e costanza. Solo così possiamo diventare una versione migliore di noi stessi e contribuire a migliorare ciò che ci circonda.
Ma come possiamo farlo nei confronti degli altri?
Osservando il loro comportamento, ascoltando le loro parole, cercando di capire cosa sia veramente importante per loro e, se ne abbiamo la possibilità, confrontandosi apertamente con loro in assenza di giudizio.
Non è un gioco a braccio di ferro, a chi ha ragione o meno ma un reale confronto e accettazione anche delle diverse leve che ci motivano e ci spingono a comportaci in determinati modi.
Conoscere i propri fattori motivazionali e riconoscere quelli altrui è un’abilità essenziale: investire del tempo per capire cosa motiva noi e gli altri porta solamente benefici, sia a livello personale che professionale, ci apre la mente e ci porta a un confronto su livelli diversi e a semplificarci la vita, evitando di disperdere energie inutilmente.
Potrebbe non essere un percorso semplice ma tutti i processi di consapevolezza lo sono: alla fine però ci accrescono e ci supportano portandoci solo e soltanto valore aggiunto. Anche questo percorso può essere camminato insieme.
Pertanto, sii coraggioso, esplora nuove possibilità, mettiti in gioco e non avere paura di conoscerti: da quel momento cambia tutto.
Supportare le PMI nello sviluppo organizzativo dalla cultura aziendale all’ottimizzazione dei processi
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su EVE il 31 Gennaio 2024.
Bene, si parte!
Permettetemi di coinvolgervi in un viaggio emozionante e spero stimolante, dove la motivazione e la voglia di mettersi in gioco, “sporcarsi le mani” e l’essere coerenti e credibili permettono di scoprire come aggiungere valore alla vostra azienda e farla crescere in modo sostenibile (dal latino sustinere, che significa sostenere, difendere, favorire, conservare e/o prendersi cura), dove i dipendentisi si sentano parte integrante e fornitori e clienti possano sempre trovare dei veri e propri partner.
Se vogliamo creare una cultura aziendale, benzina che alimenta il motore azione, che sia credibile e distinguente dobbiamo essere pronti e avere una mente aperta per dare l’avvio ad un’avventura entusiasmante, che richiede la partecipazione attiva di tutti i membri del team. La definizione dei valori fondamentali, il coinvolgimento dei dipendenti, il perfezionamento dei processi nel loro complesso, la misurazione dell’efficienza e dell’efficacia dell’azienda, lo sviluppo costante delle competenze interne, sono tutti fattori chiave di questo viaggio che non avrà mai però un termine perché sarà chiamato a rimanere sempre in ascolto attivo rispetto alle mutevoli esigenze del mercato e della società e quindi porterà ad un adattamento e aggiornamento della stessa cultura.
È la bussola che ci indica la direzione, vale per tutti, nessuna eccezione. Rappresenta la guida affidabile per orientare le azioni e le decisioni di tutti i membri dell’organizzazione, dal vertice all’ultima persona assunta, prevenendo comportamenti non etici o poco corretti.
Proprio quando i valori dichiarati sono rispettati e condivisi da tutti i membri dell’organizzazione, si crea un senso di appartenenza, un’identità comune che migliora senza alcun dubbio la produttività e il coinvolgimento delle persone genera quella voglia a trovare le migliori soluzioni possibili ai problemi di tutti i giorni.
Una volta definiti ecco che entra in gioco la loro comunicazione che deve essere chiara, comprensibile e coerente con la missione dell’azienda, affinché tutto l’ambiente di lavoro sia parte coinvolta e produttiva.
Fondamentale è il comportamento dei leader o responsabili qual si voglia: devono essere i primi promotori di questi valori, incarnandoli e diffondendoli attivamente all’interno dell’organizzazione, dando l’esempio perché li sentono parte di loro stessi e ispirando con il loro comportano e motivando i dipendenti a seguirli contribuendo al successo condiviso dell’azienda.
Attenzione a questo passaggio che ritengo essere cruciale: promuovere internamente ed esternamente una cultura non rappresentativa della realtà aziendale è tra le peggiori scelte che si possano fare. Tutto ciò scoraggia e distrugge la credibilità interna, impatta sulla produttività ed in molti casi sulla ricerca di un nuovo posto di lavoro da parte dei dipendenti che non si riconoscono e alla lunga anche l’esterno percepirà le discordanze e quindi si perderà la credibilità (la cosiddetta “faccia”) con clienti e partner e di conseguenza il business. Non può e non deve essere solo e soltanto una strategia di marketing dettata da una Direzione senza scrupoli.
Coinvolgere i dipendenti è un must per qualsiasi azienda. Sappiamo tutti come il coinvolgimento, il far sentire parte integrante del progetto le persone siano leve potenti alla partecipazione, motivazione e produttiva perché le persone sanno di poter aggiungere valore e di essere ascoltati.
Credo che si debba prendere atto, guardarsi intorno ed essere in grado di capire e talvolta anche accettare che abbiamo avuto e stiamo vivendo grandi cambiamenti.
Non si producono solo pezzi come citava il credo di una volta; siamo sempre più chiamati ad avere una visione più completa, d’insieme e più responsabile rispetto al mondo “azienda”.
Quante volte avete già sentito dire che le aziende in grado di creare un ambiente di lavoro positivo, credibile, dove i dipendenti si sentono valorizzati e coinvolti, raggiungono più facilmente obiettivi vincenti?
Quante volte avete visto o vissuto, magari anche in prima persona, come il disallineamento dei valori della cultura aziendale, il mancato coinvolgimento dei dipendenti e la loro demotivazione partecipino al mantenimento dello status quo e quindi all’immobilismo e alla mancata crescita aziendale?
Avete tutti gli elementi per trarre quindi liberamente le vostre valutazioni.
Se sposiamo con i fatti la creazione di un ambiente sano e manteniamo una mente aperta alle idee e alle soluzioni del team, possiamo migliorare i processi, la qualità del lavoro e dei risultati. Investire nella formazione dei leader o responsabili che siano per sviluppare il coinvolgimento dei dipendenti è una scelta vincente, porta solamente vantaggi e risultati.
Le persone con responsabilità devono avere competenze personali e specialistiche.
Mi permetto un consiglio dettato dall’esperienza diretta: scegliete con responsabilità le persone che mettete a capo dei vostri reparti, tenete in considerazione le competenze richieste per ricoprire quel ruolo sin dal primo momento, basta con le scelte di comodo o di “sponsorizzazione”. Se le persone non sono pronte, create un piano di formazione preciso e definito che eventualmente li possa proiettare in quelle posizioni in futuro, credete nell’affiancamento di persone esperte in questo eventuale periodo di transizione ma non bruciate le risorse, non danneggiate la vostra stessa azienda e non demotivate gli altri. I favoritismi creano solamente malumori, alibi a non fare il proprio e portano da sempre conseguenze solo negative. Chiunque abbia una esperienza organizzativa lo sa, l’ha vissuto e ha visto e talvolta pagato le conseguenze di queste scelte non oculate.
Affidereste mai la vostra macchina con all’interno la vostra famiglia ad una persona senza patente e senza esperienza? La domanda è volutamente provocatoria ma, talvolta, serve per fare veramente chiarezza: la macchina è la vostra azienda e la vostra famiglia i vostri dipendenti.
Dobbiamo anche conoscere le competenze nascoste dei dipendenti che invece dobbiamo valorizzare perché crediamo veramente che possano anch’esse essere una risorsa per l’azienda.
Per garantire il successo dell’azienda, l’ottimizzazione dei processi, nella loro visione a 360° è fondamentale.
Ogni fase richiede attenzione e competenze specifiche, dalla revisione all’implementazione. La prima permette di individuare inefficienze e definire obiettivi chiari, mentre la seconda richiede pianificazione e una corretta gestione del cambiamento. Ottimizzare i processi permette di aumentare l’efficienza aziendale, ridurre i costi e migliorare la qualità dei prodotti o servizi offerti e ridurre anche lo stress e i motivi di conflitto.
La cosa più importante è che c’è una soluzione a tutto: oramai abbiamo a disposizione tutti gli strumenti (consulenti specializzati, formatori, coach solo per citarne alcuni) per supportare in tutti questi passaggi gli imprenditori e le PMI, esistono anche forme di finanziamento a supporto e possiamo essere un partner al fianco dell’imprenditore per sviluppare progetti “tailor made”.
Ora sta all’imprenditore iniziare a tirare il primo calcio al pallone: noi siamo pronti a giocare la partita!