Estrapolando dei passaggi per me essenziali e potenti della cover di Bruce Springsteen, Dream Baby Dream, di un brano dei Suicide, gli essi continuano a riecheggiano in me:
dream baby dream
come on and dream baby dream
we gotta keep the light burning
we gotta keep the fire burning
come open up your heart
come on, we gotta keep on dreaming
come on darling and dry your eyes
now I just wanna see your smile
come on dream on, dream baby dream
(rif. https://youtu.be/vi1CV1iMJB0?si=Clw7kV0tWYeKGvT1)
Forse proprio in questo periodo di incertezze, di continue sfide e di cambiamenti repentini dobbiamo recuperare la forza, la capacità ed il coraggio di sognare, di tirare fuori la nostra parte visionaria, di pensare in grande senza se e senza ma e aprire il nostro cuore a quello che veramente desideriamo.
Sappiamo ancora riconosce cosa desideriamo veramente?
Il nostro cassetto dei sogni rimane ed è rimasto costantemente sempre chiuso a chiave da tempo e guai quasi ad avvicinarsi?
Siamo veramente talmente assorbiti e assuefatti da tutto quello che ci circonda, da quello che gli altri si aspettano da noi, da quello che noi stessi pretendiamo da noi stessi, dalla nostra capacità di auto sabotarci da essere diventati così apatici o paurosi di non essere più nemmeno all’altezza di sognare, da toglierci addirittura questa possibilità?
Si dice che i sogni non costano nulla ma i fallimenti sì.
Qualcuno aggiungerebbe anche “eccome se costano”.
Certo che sì, costano e ci fanno male, lasciano segni e cicatrici ma io li considero battute di arresto che, se bene sfruttate, ci possono e ci devono insegnare a correggere la rotta, certamente non a modificare la direzione.
Per un periodo della mia vita anch’io avevo come perso la capacità di sognare, per la paura di fallire e anche quella di farcela veramente, quella paura che, fintantoché non la provi, non capisci quanto possa essere devastante e immobilizzante, nel mio caso ancora più del fallire.
Ecco che ho poi dovuto ammettere a me stessa che non mi davo più l’autorizzazione a sognare e a provarci.
Gli obiettivi erano sempre un risultato di una convergenza calcolata tra razionalità e un pizzico di emotività.
La mia spiccata sensibilità l’avevo lasciata a disposizione degli altri e mi ero messa da parte.
Il mio essere presente e a disposizione lo avevo relegato quasi esclusivamente agli altri. Li supportavo a raggiungere i propri obiettivi, ero presente e disponibile e mi alimentavo dei loro traguardi raggiunti e delle loro vittorie. Tutto questo con estrema gioia e restituzione di energia.
Poi ho capito che era arrivato anche il mio momento: ho puntato la prua della mia nave verso un percorso introspettivo e di crescita personale e aperto nuovamente mente e cuore verso il recupero di quella parte che avevo messo da parte, avevo perso di vista.
Questo non ha certamente tolto nulla agli altri, non è cambiato il mio modo di essere; semplicemente ad un certo momento a questo mio puzzle ho aggiunto anche me stessa e la mia capacità di sognare e di tornare al “centro del foglio” (citazione con un riferimento preciso, Sara Del Bubba, che nel leggerlo spero si farà una risata di soddisfazione).
E poi ecco che una canzone, poco più di un’ora di un intervento a cui ho assistito, mi fa capire con tutti i sensi quanta strada oramai ho fatto e quanto è cambiato tutto da allora.
Mi appare tutto chiaro sin dall’inizio e lo accolgo come il tornare in un luogo a me caro e conosciuto: la mia intimità più vera e quella parte di me che tengo decisamente ben “custodita” da tutto e tutti, persino mantenuta nascosta a me stessa per un po’ di tempo.
Sognare, lanciare il proprio cuore oltre ogni ostacolo che ci poniamo e che ci auto costruiamo: nessuna paura, nessun timore.
Il vivere con tutti i sensi il qui e ora. “Semplicemente” questo.
Una immersione completa in quell’oceano di serenità, gioia, ricarica energetica che non si esaurisce, ti dà una carica per proseguire nel cammino e per iniziare con nuovi progetti e obiettivi allineati alla persona che sono e a quello che desidero e a cui non sono più disposta a rinunciare.
Capisci subito che non è un semplice tuffo e che una volta asciugata si esaurirà il tutto, come le gocce del mare sulla pelle che si asciugano una volta esposta al sole, nel giro di poco tempo: è una consapevolezza ritrovata, rafforzata, più articolata, determinata e che ti fa sorridere ancora di più (il sorriso in effetti non mi è quasi mai mancato, qualcuno dice che sia diventato il mio personal brand 🙂 ).
Ed ecco che riparti con nuovi obiettivi e nuove mete da raggiungere; talvolta la strada la trovi da te, così come le risorse, altre volte però hai bisogno di un sostegno ed il fatto che esista questa possibilità può essere solo un valore aggiunto.
Il Coaching è un percorso che certamente supporta la persona a raggiungere i propri obiettivi e a fare chiarezza, portando consapevolezza e può essere integrato anche dalla presa di coscienza dei propri fattori motivazionali attraverso il LUXX che, essendo un questionario costruito su base scientifica, permette alla persona che ne usufruisce di avere un quadro esaustivo e autorevole dei propri fattori motivazionali e di comprendere il perché di comportamenti e decisioni proprie e altrui. È un seme che una volta piantato, lavora in modo continuo e stagione dopo stagione regala sempre un frutto fondamentale: la consapevolezza.
Altro elemento cruciale è che tutto questo percorso si svolge in un ambiente totalmente protetto, dove la persona ha un ruolo centrale, vive un’esperienza in totale assenza di giudizio e di completo e attivo ascolto.
È il suo tempo ed è lui a dettare i ritmi.
È un percorso dove il coach affianca la persona e mette a disposizione gli strumenti ma è sempre ci si affida al percorso a decidere e a mantenere la rotta della propria nave verso il raggiungimento dei propri obiettivi. Il coach lo affianca ed è lì per lui.
E chissà se il percorso avrà come sottofondo musicale proprio, Dream baby dream……