Prendo spunto da un breve passaggio del podcast Rust Never Sleeps di Sebastiano Zanolli pubblicato questa mattina in cui si stava confrontando con Claudio Belotti.
Nel breve passaggio il messaggio risultava chiaro e diretto; in fondo sarebbe potuto sembrare semplice.
Sono parole che ho risentito appena qualche ora fa e non me lo sono più tolte dalla mente: continuano a risuonarmi in testa e nell’anima, perché è quello a cui io stessa credo ed esperimento ogni giorno.
È il mio mantra personale.
Ho dovuto certamente prima capire chi fossi, esplorare ogni più recondito spazio nascosto della mia anima, scavare nelle emozioni che ho provato, riconoscere le mie cicatrici intime, i miei pensieri, le mie debolezze, percorrere quella delusione, dolore e rabbia per quelle mancanze e violenze psicologiche subite quando ero adolescente e poi donna per arrivare quindi a perdonare quelle stesse persone e a liberarmi così dal peso di quel legame, da quel senso di inadeguatezza e di non essere all’altezza che mi avevano inculcato per puro desiderio e necessità di mascherare le loro debolezze e per la voglia di esercitare potere psicologico fintamente mascherato da amore, che non mi permetteva di andare avanti con la MIA di vita.
È stato un percorso difficile e complicato, di down che diventavano ad un certo punto improvvisamente degli up perché riuscita a trasformare il tutto in una lezione imparata e in cui mi sono portata a casa un apprendimento, un valore aggiunto. Tutto ciò mi ha permesso e mi permette di concentrarmi oramai sul “ricordati chi sei”. L’aver raggiunto la consapevolezza su chi sono certo è un supporto e mi permette di tracciare in modo chiaro la mia vita in maniera da rimanere fedele a me stessa.
Certo si sta parlando di un percorso in continuo divenire, lo sviluppo personale è un percorso senza fine se uno lo desidera: le prove sono all’ordine del giorno e l’essere fedeli a se stessi necessariamente ci mette sempre di fronte a delle decisioni, dei bivi, a quelle scelte che ad un occhio esterno potrebbero sembrare perdenti.
Le pressioni a cui siamo sottoposti, le aspettative altrui, la volontà e la forza degli altri di tentare di portarti sulla strada più consona a loro, di spingerti a compromessi che non ti appartengono ci mettono sempre alla prova ed in discussione.
Se prediamo una strada al posto di un’altra sembra che si perda necessariamente una occasione che non si presenterà mai più.
Ecco, non per me. L’essere fedele a me stessa mi permette di rimanere allineata ai valori, ai pensieri e alla persona che voglio essere. Le altre strade non mi tolgono niente, semplicemente non sono mie, non fanno per me. Continuo a lavorare nel riconoscere le voci esterne, quelle della società, del mondo del lavoro, degli amici e conoscenti, quella della necessità di falso conformismo che tentano di sovrapporsi alla mia voce interiore.
Si paga una contropartita? Sì, certamente se uno guarda all’esterno e sì perché l’essere fedeli a noi stessi è una pratica giornaliera, è il capire e il sapere dire “sì” e “no” in base all’allineamento delle situazioni alla nostra verità interiore, nonostante le pressioni esterne che potrebbero cercare di portarci fuori strada.
È comunque una contropartita che si accetta di pagare se uno è davvero consapevole, autentico e non si mette maschere: la prova allo specchio alla sera è poi un gran bello esercizio.
È facile non cedere? Dipende dallo stadio del percorso che stai facendo e dalla tua determinazione.
Certamente tutto questo impatta non solo sulla sfera personale ma anche quella professionale e ce ne accorgiamo strada facendo.
Per quanto mi riguarda l’una e l’altra vivono allineate.
Negli anni ho cambiato certamente i modi, cerco di essere sempre più attenta alle persone, di ascoltare in maniera attiva i miei interlocutori, sono più focalizzata sul rispetto delle persone e delle loro emozioni, ai loro bisogni ma la mia essenza rimane comunque questa anche se in continua evoluzione.