All’interno di ogni entità organizzativa, le persone preposte a guidarla dando concretamente un esempio continuo agiscono come un pozzo da cui tutti gli altri componenti dell’organizzazione attingono.
Ogni singolo responsabile, per mezzo delle proprie dichiarazioni e comportamenti, ha un impatto significativo sulla cultura dell’impresa e sulle modalità operative.
Nonostante questo, una comunicazione inefficace, inconsistente o sprovvista di empatia ed irresponsabile può portare a conseguenze fallimentari, innescando una reazione a catena che si diffonde in tutta l’organizzazione, stimolando comportamenti manchevoli a vario livello.
L’inefficacia nella comunicazione si può manifestare attraverso vari modi: può essere contraddittoria, evasiva, mancante di trasparenza oppure manipolatoria.
Quando un responsabile si esprime in questa maniera, i membri del team (dall’accezione più ristretta a quella più allargata) risponderanno in maniera diversa a seconda delle loro individualità e delle loro esperienze.
Alcuni potrebbero sentirsi perplessi, altri irritati, mentre altri ancora potrebbero diventare passivi, accettando senza porsi domande. Questo effetto a cascata comincia a impattare l’intero ambiente lavorativo, culminando in una perdita di fiducia, una riduzione della motivazione e un indebolimento del lavoro di squadra.
Le conseguenze negative che ne risultano sono numerose e si radicano in profondità.
Un esempio classico è l’erosione della fiducia nella leadership.
Quando i membri del team notano una discrepanza tra ciò che viene enunciato e ciò che viene messo in atto, si sentono ingannati e ciò lede la loro fiducia nel sistema.
Un altro risultato negativo è il declino nell’innovazione e nell’iniziativa personale.
Se la comunicazione risulta unidirezionale o addirittura minacciosa, le persone cessano di proporre idee, temendo delle ripercussioni o delle incomprensioni. Questo crea un clima di stagnazione in cui il potenziale creativo viene ostacolato.
Inoltre, l'assenza di una comunicazione concreta conduce alla formazione di fazioni e divisioni interne all'organizzazione. Per tutelarsi o trovare soluzioni, i collaboratori possono finire col formare gruppi isolati (chiamati talvolta silos od orticelli), dando vita a pettegolezzi e fraintendimenti che frammentano il gruppo.
Si rischia così di minare la solidità interna del gruppo, potendo destabilizzare anche i legami tra differenti dipartimenti e sedi.
Sono ancora più gravi le conseguenze se tali atteggiamenti dannosi sono generati dall'apice gerarchico.
Se i manager o responsabili si ritrovano a gestire team disuniti o poco collaborativi, la loro reazione solitamente è improntata a un maggior controllo o a scelte autocratiche, catalizzando così un progressivo deterioramento del clima lavorativo e un perpetuo ciclo negativo.
L'effetto a catena non si confina ai gradi inferiori dell'organizzazione, bensì risale fino alla cima, generando un contesto di reciproco discredito e sospetto.
La questione fondamentale che credo ci si debba porre è: a chi spetta la responsabilità?
Le conseguenze sopra citate dipendono solo dal comportamento di chi ha generato tali fonti di comunicazione inefficace o è anche responsabilità di coloro che sono stati diciamo “intossicati” da tali fonti fonti di comunicazione ?
La risposta che uno sinceramente dovrebbe darsi dovrebbe essere che si tratta di responsabilità condivisa soprattutto se si ha sempre e solo avuto una reazione passiva.
Non possiamo cambiare le cose che non ci piacciono senza nemmeno tentarci!
I manager devono riconoscere la loro posizione chiave e comprendere che ogni loro movimento e parola possono portare conseguenze importanti e durature.
Per contrastare questo ciclo negativo, è necessario applicare metodi efficaci.
Un continuo perfezionamento sui metodi di comunicazione per i vertici e i responsabili diventa di vitale importanza.
Essi devono essere consci dell’influenza delle parole e di come esse plasmino il clima aziendale.
Essenziale è instaurare un sistema di feedback a due sensi, dove i collaboratori siano in grado di offrire un responso diretto al sistema di comunicazione ricevuto. Questo permetterà ai capi di comprendere di acquisire maggiore consapevolezza e capire come e dove migliorare le proprie skills comunicative.
È necessario, inoltre, GARANTIRE un clima di apertura e chiarezza a livello organizzativo, dove la corrispondenza fra dichiarazioni e comportamenti diventi un modello di agire standard piuttosto che un'occasionalità.
Per arrivare a ciò, non si può prescindere da un elevato grado di consapevolezza relativa alla propria impronta, dunque è fondamentale che i leader ponderino incessantemente l’influenza dei propri comportamenti sugli altri.
La comunicazione all’interno delle strutture non può più essere sottovalutata!
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno e non è più una questione interna, anche gli esterni se ne accorgono. Questo solo per dissipare eventuali dubbi o nubi ancora presenti nel cielo dell’incertezza.
La responsabilità del messaggio non è ascrivibile solamente a chi lo riceve, bensì anche a chi lo trasmette.
Quale genere di messaggio stiamo veicolando verso i nostri collaboratori?
Come affermava John C. Maxwell: “Un leader è colui che conosce il cammino, lo percorre e mostra come fare.”.
Questo ci porta a riflettere in primis sulla posizione che vogliamo tenere e successivamente sull’abilità in nostro possesso di essere fonte di comunicazioni trasparenti ed efficaci o intossicate.